Legnano corsa 1925

La storia diventa leggenda

Chi è appassionato di biciclette (o di ciclismo )già lo sa, Legnano è un marchio che ha fatto la storia. Non solo per i successi ottenuti nello sport da campioni come Alfredo Binda, Gino Bartali e Fausto Coppi, ma anche per le sue macchine perfette che si distinguevano da tutta le altre per il loro colore indefinibile e per i dettagli tecnici che ancora oggi stupiscono per il loro livello di precisione

La prima bici Legnano fu costruita nel lontano 1902, quando tale Vittorio Rossi assemblò e mise in vendita i primi modelli con il marchio Lignon. Marchio e officina furono presto rilevati dall’imprenditore Emilio Bozzi, che nel nel 1907 insieme a Franco Tosi iniziò a produrre in città biciclette su brevetto Wolseley. La Wolsit (Wolseley italiana) era costruita nello stabilimento Tosi, nel 1924 sotto la spinta autarchica del fascismo l’azienda vendeva molto bene, tanto che nel 1927 Bozzi si staccò da Tosi e inaugurano stabilimento tutto suo

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B.S.A. 1915

la bicicletta dei 3 fucili

La bicicletta “dei tre fucili”

C’è stato un periodo, dopo la prima rivoluzione industriale, attorno alla metà dell’800, in cui le fabbriche subivano fortissimi cambiamenti e spesso si ritrovavano addirittura a cambiare completamente settore di produzione in pochi anni.
Successe anche alla BSA, fondata a Birmingham nel 1861, da quattordici costruttori di fucili della Birmingham Small Arms Trade Association, che avevano vinto una commessa governativa per la guerra di Crimea.
Una sorta di raggruppamento temporaneo di imprese che insieme lavoravano alla fornitura di fucili agli eserciti.
Qualche anno più tardi nel 1880, con il crollo del fatturato bellico, decisero di cambiare radicalmente produzione, iniziando a produrre biciclette.
A partire dagli anni ’90 dell‘800 le biciclette costruite dalla BSA furono importate e distribuite in Italia, in particolare a Torino e Milano, dove divennero popolarmente note come “Tre fucili”, proprio per il logo aziendale che richiamava il “prodotto originale”.

collezione privata

Cinelli supercorsa 1978

Un giro in bicicletta è una fuga dalla tristezza

cit di james Starrs

Ecco il racconto che nel 1997 il mitico Cino Cinelli (proprio quello divenuto famoso per i manubri e le sue biciclette) fece alla Gazzetta dello Sport ricordando il “suo” ciclismo.

Strade bianche: si mangiava polvere e fango. Tubolari piu’ larghi e pesanti mezzo chilo l’uno. Una corona davanti e la tripla dietro. I cerchi erano in legno. La ruota si poteva cambiare solo se era rotta, in caso di foratura bisognava arrangiarsi da soli. Il ciclismo degli anni Trenta, com’e’ facile immaginare, era molto diverso da quello di oggi.

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Galmozzi 1951 squadra corsa Azzini Milano

“La disciplina mentale, la volontà di lavorare, oltre al talento, sono proprie di Galmozzi

è il modello più importante, è il passaggio dal cambio ad una leva tipo Campagnolo Paris Roubaix al Campagnolo Gran sport per cui si notano entrambi gli attacchi, i dentini per il primo e l, orecchietta per la secondo

Montata Gran sport primo tipo tranne il cambio posteriore Gran sport extra

Il numero di telaio è riportato anche sul manubrio

Gruppo completo Magistroni con serie sterzo Zenit

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U. Dei Marca Oro 1939

   Bellezza, perfezione, passione. E l’opera diventa immortale.

  Nell’anno in cui i fratelli Lumiére inventavano la cinematografia e Guglielmo Marconi creava il telefono senza fili, un piccolo artigiano con la passione della bicicletta, pignolo all’inverosimile, mai sazio di prove e sperimentazioni, coniava la sua prima serie di biciclette: correva l’anno 1896, il suo nome era Umberto Dei.
   Nasceva così una straordinaria collezione di biciclette unanimemente considerata una meraviglia della nascente industria ciclistica mondiale. La qualità e la perfezione erano tali che subito la fama del marchio Dei si diffuse tra ciclisti e corridori di tutto il mondo: tutti chiedevano di poter correre e vincere in sella ad una Dei.
   Lo stesso Umberto partecipò da protagonista ai campionati del mondo su pista del 1901 (Berlino). Le biciclette da corsa Dei vincevano ovunque e dominarono la scena per quasi mezzo secolo raccogliendo allori e primati nei più importanti velodromi del mondo.

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