telaio bici corsa masi special 1968

  • masi …uno dei più grandi

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  • raro

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  • telaio di piccola taglia

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  • caratteristico pendente

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  • collezione privata

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  • campagnolo

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  • movimento centrale :caratteristica telai masi del periodo
  • La storia della Masi

    Se l’Italia era considerata la capitale mondiale della bicicletta da corsa forse lo deve ad artigiani come Faliero Masi, entrato oramai definitivamente nella leggenda. Faliero Masi è stato “il sarto” che dal 1949 nel negozio sotto l’altrettanto leggendario velodromo Vigorelli a Milano, in via Arona, ha scritto con il cannello di saldatura pagine memorabili nella storia del ciclismo.

    Nato a Sesto Fiorentino l’11 maggio del 1908, Faliero Masi impara l’arte di costruire bici da corsa su misura presso il laboratorio artigianale «Compostini» di Sesto Fiorentino. Ed è proprio con Cicli Compostini che inizia a correre. Partecipa a due Giri d’Italia, nel ’31 e nel ’32. Unica vittoria di rilievo la “Coppa Zucchi” del ’33. Corre sino al ’46.

    Conclusa la carriera professionistica, Faliero intraprende con successo quella di costruttore. Prima nella nativa Sesto Fiorentino e poi a Milano, dove si trasferisce nel ’49 su insistente pressione del noto velocista pratese Aldo Bini, vincitore fra l’altro di due edizioni del Giro di Lombardia (’35 e ’42). Prima una bottega in via Michelino da Besozzo; dopo pochi mesi il trasferimento sotto la curva del Vigorelli, dove ancora oggi si trova l’atelier Masi.Faliero segue con passione maniacale ogni fase di costruzione delle sue biciclette, realizzandole una per una totalmente a mano. Il successo del marchio Masi si fa spazio nel mondo: le sue biciclette sono considerate autentici pezzi unici, che gli appassionati si contendono come gioielli d’arte orafa.

    Molti i campioni per i quali Faliero costruisce biciclette su misura: Fausto Coppi, Fiorenzo Magni, Louison Bobet, Miguel

    Poblet, Rik Van Looy, Jacques Anquetil, Felice Gimondi, Vittorio Adorni (con una bici Masi vinse il mondiale nel ’68 a Imola) e Eddy Merckx.

    Alla sua morte, avvenuta a Milano il 4 gennaio del 2000, cede lo scettro di re degli artigiani italiani della bicicletta al figlio Alberto, che tuttora continua la missione di famiglia con la stessa cura e la stessa passione ereditata da papà Faliero. Il marchio Masi è una griffe che nel mondo delle due ruote sta a significare cura, attenzione, meticolosità quasi maniacale, costruendo ancora oggi le biciclette una ad una, senza strafare ma guardando sempre alla cura anche del più piccolo particolare, del più banale dei dettagli.

    Le Masi sono oggetti così unici perchè per ogni cliente viene realizzato un telaio su misura. Pezzi numerati. Biciclette da collezione difficilmente riproducibili. Alberto è una sorta di sarto, di Stradivari del ciclismo, un Paganini che si lascia andare all’arte del costruire, sempre e soltanto con l’originalità di non ripetersi mai.

    L’appassionato è disposto a tutto pur di possederla. «C’è gente – spiega Alberto in una recente intervista – che fa proprio grandi sacrifici pur di averla un giorno…». Su Winning-Bicycle Racing Illustrated, periodico statunitense, la Masi è stata paragonata ad un oggetto di culto, tipo Ferrari o Rolls Royce. Tecnica ed esperienza: questo il segreto che ancora oggi coltiva Alberto Masi, mastro artigiano delle due ruote. Piccoli oggetti di culto, che da sempre fanno grande il mondo delle due ruote e l’arcipelago Masi.

    Oggi Alberto Masi ha 65 anni: ha iniziato a frequentare la bottega di papà Faliero ad 8. A 16 anni esordisce come meccanico ufficiale di Fausto Coppi al Giro d’Italia. Nel 1982 è il primo a costruire la “volumetrica”, ovvero la bici da corsa con tubazioni maggiorate e ovalizzate. Oggi produce qualcosa come 500 telai, di cui 200 sono biciclette complete.

    a.v.e.r. 

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